Cicladi seconda parte: Santorini

santorini-1 Se fosse una donna Santorini sarebbe fotogenica e votata al lusso, chi trascorre una vacanza su quest’isola ha un’altissima probabilità di portare a casa una sfilza di foto-cartoline. Quasi da nausea.

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Santorini è un posto più unico che raro, l’isola in realtà è ciò che rimane di un vulcano e la parte interna detta caldara corrisponde al cratere che causò una delle eruzioni più grandi storicamente accreditate: l’eruzione minoica di Thera.

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Questo spiega le pareti rocciose rosse e a strapiombo sulle quali si aggrappano i paesini bianchi. Uno dei luoghi più famosi di Santorini è la spiaggia rossa (due foto sotto) in cui l’essenza vulcanica si manifesta cosi:
– parete rocciosa rossa,
– spiaggia rossa/nera
– acqua con colori che vanno dal verde all’arancio.

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Al centro della caldara c’è un isolotto, tale Palia Kameni (foto sotto), in cui si può osservare l’attività vulcanica attraverso i fumi che escono dal terreno o dagli “hot spot” che rendono calde alcune insenature .

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Alcuni paesini come Pyrgos riescono a mantenere un qualcosa di autentico, un discorso diverso deve essere fatto invece per Thira che come gran parte dell’isola è dedicata al turismo di massa. Passeggiare per il centro non è molto differente dal passeggiare in via Condotti (una boutique ogni due metri) mentre sulle strade i rent-a-car si fiancheggiano mortificando l’ambiente circostante. Questa è stata la mia impressione in bassa stagione, credo che non avrei retto la stessa visita a pieno regime turistico.

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Se vi capitasse di arrivare a Santorini via mare lo spettacolo lascia a bocca aperta: la nave entra nella caldara e d’un tratto si è circondati da queste pareti di roccia vulcanica imponenti sulle quali le casette bianche rimangono attaccate quasi in bilico. Altro spettacolo è quello dei giapponesi (che adorano questa meta) con le braccia alzate per sollevare gli smartphone e scattare la prima foto mentre si abbassa il portellone del traghetto.
La foto che scatteranno sarà quella del porto di attracco, decisamente anonimo rispetto al resto.

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Ci sono persone letteralmente innamorate delle isole greche che ogni anno tornano a visitarne altre. In effetti sono tante e ogni gruppo ha caratteristiche diverse e come si sarà capito da questo post e da quello su Amorgos per la mia minima esperienza anche all’interno delle Cicladi ogni isola è una storia a sé.

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Post monofotografico n° 11

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L’edilizia ad Atene, 2011.

Cicladi prima parte: Amorgos

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Queste foto riguardano un viaggio che feci nel 2011, l’itinerario in breve prevedeva: arrivo in aereo ad Atene, di corsa traghetto per Amorgos e dopo qualche giorno partenza per Santorini con piccolo scalo a Naxos.
Per chi l’avesse dimenticato nell’Ottobre del 2011 la Grecia si stava affacciando sul baratro della crisi e lo sciopero generale di quei giorni complicò l’organizzazione già di per se precaria di questo viaggio.

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Filò tutto liscio ma ci furono in mezzo corse in taxi clandestini, traghetti all’ultimo minuto e passaggi notturni in macchina con persone con cui trovare una lingua comune per comunicare era impossibile. Tutto è stato ampiamente ripagato nell’istante in cui mi sono svegliato e uscendo dalla stanza davanti a me ho trovato una distesa di casette bianche da presepe.

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Amorgos è stata quindi la prima tappa delle Cicladi. Deve la sua fama al film francese “Le Grand Bleu” che, si capisce già dal titolo, ha ambientato in queste acque la sua storia di immersioni. Gli isolani sono eternamente grati e a riprova di questo esiste una trattoria che ogni sera proietta sempre lo stesso film.

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Sull’isola si trova un monastero stupendo che lascia semplicemente a bocca aperta, il monastero di Hozoviotissa, Aggrappato alle rocce si sviluppa completamente in verticale e si presenta come una macchia bianchissima quasi inaccessibile. La vista che si ha dall’interno è questa.

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Qualche tempo fa era stata proposta la candidatura come patrimonio dell’umanità per l’Unesco ma non credo si sia concretizzata, peccato.
Visitare l’isola è stato piacevole, a parte il Meltemi che ogni tanto si faceva sentire, sono rimasto impressionato dai colori dell’acqua e dai profumi delle piante aromatiche che tappezzavano le colline.

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Amorgos rimane comunque una meta turistica secondaria in quanto a flusso, non incontrai nessun italiano all’epoca e in generale pochi turisti passeggiavano nei vicoli bianchissimi dei villaggi.
Tutto questo nel più totale contrasto con quello che avrei trovato in quella splendida macchina trita-turisti che è Santorini di cui parlerò nel prossimo post.

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