bessa R, film

In the aftermath

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Mi pare fosse la prima domenica di novembre l’ultima volta che sono tornato dalle mie parti, solo per un giorno e una notte.
Ho voluto scattare qualche foto per capire meglio cosa sta cambiando e cosa sta accadendo.


A parte la desolazione del paese svuotato e qualche crollo non sono riuscito ad andare più in profondità. Serviva più tempo e io non ne avevo.

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Per adesso non si tratta di un vero e proprio progetto documentario, anche se sento di aver continuato in qualche modo il discorso iniziato con questo post.
Stessa macchina (Voigtlander Bessa R) e stessa pellicola (Ilford Delta 3200) aiutano poi a dare omogeneità estetica al tutto.
Nelle prossime settimane spero di avere più tempo e più occasioni per continuare a scattare in quei posti.

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terremoto-4P.S. La foto qui sopra è stata fatta la prima volta che siamo entrati in casa (io e i miei genitori) dopo il terremoto del 30 ottobre.

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digital, nikon d7000

San Pietroburgo, la selezione Norris – Webb

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Come anticipavo nel post di qualche giorno fa, al workshop di Alex Webb e Rebecca Norris Webb ho portato anche le foto di San Pietroburgo.
Questa è stata la loro selezione.

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Questa volta si tratta di scatti digitali, tutti fatti con la Nikon D7000. Ne avevo già postati diversi in passato qui e qui.

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Mi ha fatto piacere che abbiano considerato valide alcune foto su cui ero un po’ indeciso come questa subito sopra e la quinta, in cui la testa di un passante ha un taglio abbastanza estremo ma riprende il taglio della cupola sullo sfondo.

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Devo ammettere che stampate sicuramente fanno un altro effetto, purtroppo ve le devo far vedere attraverso un monitor. Peccato.

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film, lubitel 166B, mamiya 645J, rolleiflex T

Archivio analogico, la selezione Norris – Webb

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Come ho scritto sulla pagina Facebook, la scorsa settimana ho partecipato ad un workshop fotografico con Rebecca Norris Webb e Alex Webb intitolato “Finding your vision” e dedicato (dal titolo pare ovvio) a trovare il proprio stile fotografico.

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Per chi non li conoscesse si tratta di marito e moglie, entrambi fotografi (lui è in Magnum dal 1976) ed entrambi di altissimo livello.
Due stili diversi: lui maestro di composizione e street photography pura, lei realizza fotografie più intime e abbina spesso le parole (poesie) ai suoi lavori.

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Il primo giorno abbiamo mostrato i nostri portfolio, io ho portato una selezione di scatti analogici e la serie di foto fatta a San Pietroburgo.
Medio formato, quadrate, bianco e nero, colori, 35 mm, nella mia sezione analogica c’era di tutto. Per un totale di 20 foto circa.

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Tra le fotografie selezionate ne sceglievano una ulteriore singola per ogni fotografo e nel mio caso è stata la prima di questo post (in alto).

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Ho scattato queste foto tra il 2013 e il 2015. Per chi fosse curioso la 1,2 e 4 con la Mamiya 645J la 3 e la 5 con la Rolleiflex T mentre questa sotto con la grandissima Lubitel 166B. Per sempre nell’olimpo.
Parlando di pellicole invece quelle a colori sono diapositive Lomography slide x-pro 200 mentre per il bianco e nero abbiamo Ilford HP5+ (prima foto) e Lomography Earl Grey (quarta). Dell’ultima foto non ho appuntato la pellicola, chiedo venia.
Nel prossimo post la selezione digitale.

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bessa R, film

Il mio personale “tour terremoto”

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Vivo a Roma e a differenza di molti quella notte non ho sentito niente, dormivo beato.
Sono cresciuto ad Acquasanta Terme, comune prossimo ad Arquata del Tronto e di conseguenza all’epicentro del terremoto dello scorso agosto. Ho scoperto quello che era successo al mio risveglio, con una telefonata di mia madre.

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Sono tornato da quelle parti dopo circa venti giorni, attraversando la maledetta Salaria che nel frattempo aveva guadagnato dei saliscendi sui cavalcavia a causa del sisma.

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Mentre il pullman si avvicinava ad Amatrice sono iniziati i primi campi. Il traffico dei mezzi di Vigili del Fuoco, Polizia, Carabinieri era inquietante anche se in quei giorni era già diminuito di molto.

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Il mio rientro è stato una sorta di “tour forzato” del terremoto, come nelle capitali europee si fa con i pullman a due piani per i turisti mordi e fuggi.
Lo sapevo e sapevo anche che l’accesso alle zone più colpite era vietato, queste foto sono il risultato di quel tour.

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Ho fotografato con la Voigtlander Bessa R su una Ilford Delta 3200, una pellicola “drammatica” ma utile per scattare velocemente mentre si è in movimento, soprattutto se piove.

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Quel giorno per aggiungere tristezza a quella scena si era messo anche a piovere.

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digital, fuori tema, nikon d7000

Il tarlo

Questo blog non è defunto, anche se obiettivamente potrebbe sembrare vista la mia latitanza in quest’ultimo periodo.
In realtà la colpa è tutta di questo nuovo lavoro che ho terminato da poco, un documentario biografico in forma di cortometraggio intitolato “il tarlo”.
Qui sopra il teaser.

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Ho terminato di montarlo da poco, ho fatto un sito (http://www.iltarlodoc.it), il poster e tutto il necessario per chiudere il pacchetto.
Ecco la sinossi:

Il tarlo è un insetto che attacca e si nutre della polpa del legno, lo stesso termine nel gergo comune viene usato per indicare un pensiero persistente, un chiodo fisso.
La programmazione software, le bocce, il restauro di antichi orologi, gli scacchi e soprattutto il legno sono alcune delle passioni passate e presenti del protagonista di questo ritratto.
Apparentemente distanti tra loro, sono interessi legati da quella che lui definisce voglia di “far lavorare il cervello”, in qualsiasi campo la logica e il calcolo sono le sue prerogative. Ancora oggi, alla soglia dei novant’anni, Francesco lavora il legno nel suo laboratorio e da un angolo della stanza si sente il picchiettare del tarlo.

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Questi sono alcuni fotogrammi estratti dal documentario, girato interamente con l’ormai fidata Nikon D7000 (ebbene si, si possono girare cose decenti anche senza full-frame).

Ho già qualche rullino accumulato nel cassetto quindi tornerò presto a ridare un po’ di vita a questo spazio!

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rolleiflex Automat

Lecce in bianco e nero

Tempo dopo (tanto, troppo) il post sul Salento a colori ecco qui Lecce in bianco e nero. Si tratta ovviamente dello stesso viaggio ma su un altro supporto: questa volta ho optato per l’Ilford HP5+ caricata sull’amatissima Rolleiflex Automat.

D’estate e in certi posti sono restio ad usare il bianco e nero, rinunciare ai colori mi diventa difficile.
In questo caso sarebbe apparso tutto più giallo e di conseguenza caldo.
Il bianco e nero invece crea un distacco particolare che solo a posteriori riesco ad apprezzare.

Questa Rolleiflex poi nonostante i suoi sessant’anni di servizio ha delle lenti spettacolari, di una nitidezza che ogni volta mi lascia a bocca aperta.
Da queste immagini in bassa risoluzione non è che si capisca granché ma fidatevi: ogni scansione è una goduria. Passerei ore a zoomare sui dettagli minuscoli di ogni foto.

Vi lascio a questo mix di Lecce: vedute barocche, scritte anarchiche e edicole rimosse incastrate nei fili del tram.

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