film, rolleiflex T

Appendice quadrata a Budapest

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Dopo il post digitale su Budapest, con un ottimo tempismo e a distanza di soli 3 mesi ecco le foto su pellicola di quel viaggio.
Mi sono portato dietro la Rolleiflex T e qualche pellicola T-max solamente per due giorni (su 5).

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Le tre foto qui di seguito sono state scattate al mercato Ecseri dove oltre agli scacchisti attempati ho trovato un banchetto con una quantità disumana di fotocamere, ovviamente non ho resistito ed ho comprato la Voigtlander Baby Bessa 66.

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Nello stesso giorno ho visitato Memento park, più che un parco direi un parcheggio delle vecchie statue dell epoca soviet salvate dalla distruzione e conservate proprio come memento di quel periodo infelice.

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Ultime due foto della stazione Nyugati attribuita a Eiffel o perlomeno alla sua società costruttrice, si tratta di una realizzazione della fine del diciannovesimo secolo perlopiù  in vetro ed acciaio.
Un enorme capannone con dei binari sotto per quanto ricordo, bello.

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Dirò la banalità dell’anno ma queste foto per me sono la conferma che la fotocamera fa il monaco, a confrontarle con gli scatti digitali sembra siano quasi due posti diversi.
Ok il formato è diverso queste sono in bianco e nero e le altre a colori, queste sono scattate con un’ottica fissa e via discorrendo, ma a me nessuno toglie dalla testa che ogni fotocamera ti fa scattare in modo diverso.
Quindi vai con la promiscuità!
La prossima volta quattro fotocamere, sempre più difficile siori.

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5 thoughts on “Appendice quadrata a Budapest

    • Mi piace scattare con fotocamere diverse, è un esperimento continuo. Mi sembra quasi di cambiare pelle ogni volta.
      Ultimamente comunque sono sempre più attratto dal quadrato b/n, una sorta di ciapannite, giusto per curiosità scatti in analogico?

      • Purtroppo in analogico scatto molto di rado. Ma adoro le mie macchine meccaniche. L’ultima aggiunta e’ l’ovetto della Olympus, costata meno al mercatino della custodia che ora la contiene…

  1. ahahah, attento che poi vai in giro che sembri un fenomeno da baraccone, con 4 fotocamere al collo, 2 per polso e le tasche piene di pellicole. Come faccio io, in pratica.
    A parte le stupidaggini, bellissima la tua Budapest, sia digitale che analogica. Hai proprio ragione: sembra un’altra città.

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