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Lecce in bianco e nero

Tempo dopo (tanto, troppo) il post sul Salento a colori ecco qui Lecce in bianco e nero. Si tratta ovviamente dello stesso viaggio ma su un altro supporto: questa volta ho optato per l’Ilford HP5+ caricata sull’amatissima Rolleiflex Automat.

D’estate e in certi posti sono restio ad usare il bianco e nero, rinunciare ai colori mi diventa difficile.
In questo caso sarebbe apparso tutto più giallo e di conseguenza caldo.
Il bianco e nero invece crea un distacco particolare che solo a posteriori riesco ad apprezzare.

Questa Rolleiflex poi nonostante i suoi sessant’anni di servizio ha delle lenti spettacolari, di una nitidezza che ogni volta mi lascia a bocca aperta.
Da queste immagini in bassa risoluzione non è che si capisca granché ma fidatevi: ogni scansione è una goduria. Passerei ore a zoomare sui dettagli minuscoli di ogni foto.

Vi lascio a questo mix di Lecce: vedute barocche, scritte anarchiche e edicole rimosse incastrate nei fili del tram.

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La Rolleiflex Automat va in Salento

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Salento: terra di rustici, ulivi e Dreher. Forse anche di pasticciotti e pale eoliche.
Ho passato qualche giorno nella terra dei tarantati con la Rolleiflex Automat e come un incosciente l’ho portata dappertutto.
Sabbia, terra, polvere e acqua di mare…e pensare che era una macchina da studio.

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I dilemmi prima di partire per un viaggio del genere sono fondamentalmente tre: che macchina porto? quante ne porto? e soprattutto quali rullini porto?
Mi sono imposto un limite di tre fotocamere altrimenti diventa troppo scomodo e pesante andare in giro e si rischia di non usarle abbastanza.

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La questione della pellicola si è riproposta e questa volta credo di aver indovinato la risposta: Kodak Ektar 100. Il punto non era tanto “che marca scegliere” quanto “cosa scegliere” tra bianco e nero e colore. Quando mi sono ritrovato alla ex cava di bauxite vicino Otranto (sotto e ultima foto) ho avuto la conferma che la mia decisione era stata saggia.

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Questa è la selezione finale per la Rollei, entro l’anno spero di pubblicare gli scatti fatti con le altre due fotocamere!

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I colori della Portra

Lampione, Roma

Questo post a tre foto è dedicato alla Kodak Portra 400 e ai suoi splendidi colori.
Una passeggiata con la Rolleiflex Automat per Roma. Considerati i suoi 60 anni suonati usarla è un vero piacere.

Croce, roma

Lettore, Roma

Quest’ultima immagine è una cosa un po’ da nerd e va spiegata: si tratta di un ingrandimento al 300% della scansione a 2200 dpi (se non ricordo male)  del negativo in una zona periferica della prima immagine di cui potete riconoscere la persiana del palazzo a sinistra. Guardate la definizione dei mattoncini e i dettagli della persiana che l’obiettivo Tessar riesce a riprodurre, ogni volta questa cosa mi fa impazzire.
Considerando che la scansione è stata fatta con uno scanner piano di fascia media credo che si possa ottenere anche di più da un negativo come questo.
Alla faccia dei megapixel.

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Elogio della Rolleiflex Automat

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La seconda Rolleiflex non si scorda mai, per questo dopo l’elogio alla T ecco quello alla versione Automat.
Ormai sono convinto che le biottiche Rollei siano il punto più alto nell’estetica della produzione di fotocamere, per questo inizio a capire chi ne colleziona diversi esemplari.

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I modelli prodotti dagli anni ’40 in poi (vedere per credere) a uno sguardo superficiale sono quasi indistinguibili, in realtà ci sono tra loro differenze sostanziali.
Questa è la giustificazione che ho usato con me stesso quando su ebay ho trovato questo modello di Rolleiflex Automat K4A ad un prezzo ridicolo con tanto di accessori, borsa, custodia, filtri, paraluce e il mitologico “extension hood”.

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Arrivata a casa ho scoperto che era un po’ più malconcia di quanto sembrasse in foto, l’ho pulita lucidata ed eccola qua in tutto il suo splendore. A differenza del modello T ho preferito portarla subito a lubrificare in un centro assistenza e ad oggi funziona perfettamente.

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Questa Automat arriva dal mercato americano, per questo ha la distanza di  messa a fuoco espressa in feet e le indicazioni sul retro in inglese.
Come si intravede dalla prima foto su questo modello è possibile abbassare una parte del coperchio del pozzetto per inquadrare da dietro attraverso uno specchio come fosse l’oculare di una normale srl. Cosa difficilissima da spiegare a parole ma se qualche fortunato ne ha una tra le mani sa di cosa sto parlando e apprezzerà come me il virtuosismo progettuale.

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I tempi sono 1 – 1/2 – 1/5 – 1/10 – 1/25 – 1/50 – 1/100 – 1/250 – 1/500 di secondo più posa B come era usuale all’epoca ( il mio esemplare dovrebbe essere dei primissimi anni ’50).
Una cosa che non sapevo è che bisogna inserire il tempo di 1/500 ad otturatore scarico per una questione meccanica, non va assolutamente forzato altrimenti si rischia di rompere qualche ingranaggio!
L’ottica di ripresa è uno Zeiss Opton Tessar e i diaframmi vanno da 3,5f a 22f.
Per maneggiarla con la classica “presa Rollei” pollice destro sulla rotella dei tempi,  pollice sinistro su quella dei diaframmi e testa in basso!
Questa è sicuramente la differenza maggiore rispetto all’utilizzo della versione T che invece sposta tempi e diaframmi anche in coppia solo con la leva a sinistra.

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Altra differenza sta nel pulsante di scatto non rivolto verso destra (come nella T) ma in avanti, come sempre è presente l’utilissimo blocco per evitare esposizioni accidentali.
Il caricamento avviene, come in tutte le Rolleiflex purosangue, ruotando la leva sulla destra dove c’è anche il contapose.

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Ecco quindi qualche scatto fatto la scorsa primavera al parco degli acquedotti: la resa dell’ottica è come sempre uno spettacolo, unico neo la vignettatura che si presenta in alcune circostanze (si nota nelle foto sotto) ma che a me non disturba particolarmente.

Lomography slide x-pro 200 (LAB)

Per la cronaca foto scattate con diapositiva Lomography color slide / X-pro 200.
Ho già pubblicato altre foto fatte con questa Rollei in passato e sono particolarmente orgoglioso di queste in bianco. Trovate tutti gli altri post che la riguardano qui.

Lomography slide x-pro 200 (LAB)

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Primo rullo Automat

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Da un paio di settimane è arrivato il mio auto-regalo: una Rolleiflex Automat degli anni ’50 trovata su ebay con tanto di custodia in pelle, extension hood (bellissimo), filtri colorati, una specie di esposimetro ad estinzione , basetta per flash, paraluce quadrato Mil-o, autoscatto Framex, tre cordicelle per lo scatto remoto di cui una rotta…il tutto racchiuso in una stupenda borsa di pelle.

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Ho sistemato un po’ la fotocamera e questo è il suo “primo” rullo, scattato all’orto botanico di Roma (non è la stagione migliore per visitarlo, lo so).

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Anche questa Rollei è un piacere da portare in giro. Più comoda della “T” per le rotelline dei tempi e dei diaframmi separati ma meno rapida per la manopola della messa a fuoco troppo piccola, sicuramente dovrò fargli dare una revisionata e se possibile sostituire il vetrino che sembra a pois.

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