baby bessa 66, film

Initials BB (Baby Bessa)

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È da tanto che non scrivo una bella recensione di una fotocamera in disuso.
Ecco quindi la splendida Voigtlander Bessa 66 (anche detta Baby Bessa) acquistata la scorsa estate a Budapest. Come si sarà intuito non compro souvenir ma fotocamere quando vado in vacanza.
Prodotta a partire dal 1938 questa fotocamera medio formato va catalogata tra le “folding”, produce immagini quadrate 6×6 sulla pellicola e da chiusa ha un ingombro ridottissimo. Ottima quindi se ci si vuole affacciare nel mondo del medio formato senza portarsi dietro attrezzature pesanti e voluminose.

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Ottima la qualità della lente con un accenno di vignettato che fa tanto retrò (per non dire lomo).
L’utilizzo è relativamente facile: si parte premendo il pulsantino di rilascio sulla parte inferiore, si aprirà il coperchio anteriore con il gruppo ottico dove sono posizionati tutti i comandi (fuoco, diaframma e tempi) ad eccezione dell’avanzamento della pellicola di cui parlerò più avanti.
Scordatevi il 125esimo di secondo, nelle vecchie fotocamere lo standard era il 100esimo. I tempi partono dalla posa B alla T fino a 1/300. Per scattare bisogna armare l’otturatore caricando la leva a destra della lente e al momento giusto abbassare l’altra leva che fuoriesce dal coperchio frontale (sulla sinistra). Quello che ho scritto può fare paura ma vi assicuro che non è difficile scattare!

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Il mirino è galileiano in alto a destra, sulla sinistra invece c’è la rotella di avanzamento della pellicola e due piccoli “pulsanti a scorrimento” (si chiamano cosi?!) che bisogna azionare dopo ogni scatto per far avanzare il contapose. Le pose possono essere controllate anche dal vetrino rosso sul dorso dotato di una comoda protezione fatta scendere dalla rotellina a fianco.

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Caricare il rullo è semplice, ci sono due linguette sul fianco sinistro che vanno premute contemporaneamente e aprono il dorso. Prima però bisogna ruotare di 90° il blocco che è sulla parte inferiore del corpo. Credo anche che quest’ultimo possa servire come appoggio quando la fotocamera da aperta viene poggiata su un piano…
Per chiudere il soffietto basta premere la barra di metallo sulla parte interna del coperchio e far lentamente scivolare dentro l’ottica. Click.
Ho già postato sul blog qualche scatto fatto con questa fotocamera, trovate tutto qui.

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Due ultime cose da notare, più estetiche che altro, sono la “V” Voigtlander in rilievo sul coperchio e il grafico per l’iperfocale sulla parte inferiore del corpo. Due vere chicche!

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film, lubitel 166B

Il quadrato di inizio anno

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Mi sono reso conto che di solito i primi giorni dell’anno faccio foto con la Lubitel. Ci ho riflettuto per circa cinque minuti e non ho trovato una spiegazione…non indago oltre.
ATTENZIONE: in questo post il mio ego a volte prende il sopravvento, dubitate di ciò che scrivo.

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Questo rullino è l’ennesima conferma che quando ho poche foto a disposizione sto più attento a scattare e si vede.
Ho lo scatto compulsivo e tendo sempre a finire i rullini da 36 il prima possibile per correre a svilupparli, qui invece è diverso.

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Con il medio formato penso un po’ di più e  il fatto che stia pubblicando 7 foto su 12 del rullo la dice lunga.
In 3 casi ho scattato doppio per non sbagliare la foto e stare più tranquillo anche cambiando esposizione, se conoscete la fotocamera sapete che non c’è esposimetro interno e se non se ne ha uno esterno bisogna andare a naso.

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La cosa che mi piace di più è che queste sono diapositive, belle grandi, fatte su lomography x-pro 200, una pellicola che molti cross-processano che io invece amo letteralmente cosi com’è.
Tanto la simpatia dei lomografi me la sono giocata con il post sulla Supersampler!

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Queste ultime tre foto sono un classico: il mare d’inverno.
Con un elemento di disturbo però, indovinate quale.

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