film, rheinmetall perfekta

Berlino, bottino di guerra n°2: VEB Rheinmetall Perfekta

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Anche la seconda fotocamera tedesca arriva dal Flohmarkt Arkonaplatz, un mercatino dell’usato non lontano dal più grande e conosciuto Flohmarkt im Mauerpark. Acquisto solo prodotti tipici del territorio ma a differenza dell’Agfa Box 45 prodotta nella Germania nazista la Rheinmetall Perfekta arriva dalla Germania dell’est o DDR.

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This is the second camera I bought at the Flohmarkt Arkonaplatz, a less known flea market near the larger Flohmarkt im Mauerpark in Berlin. I always go with local products and after the  Agfa Box 45 produced in the nazi Germany I choosed a DDR one built by Rheinmetall: the Perfekta .

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Mi ha incuriosito da subito per il suo design particolare e in qualche modo legato ancora allo Streamlining . Per essere una medio formato si tratta di una fotocamera piccola ed estremamente leggera, merito indiscusso del corpo in bakelite. È completamente nera, con dei dettagli color crema (il pulsante di scatto, gli agganci per la tracolla e le due ghiere di regolazione) che la rendono ancora più interessante.

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I was intrigued by its peculiar design connected somehow to Streamiling.
It’s a medium format camera but it’s extremely small and light thanks to its bakelite body. As you can see from these pictures it’s completely black with few cream finish (the shutter release button, the diaphragm and the shutter speed rings and other details) that makes the device even more interesting.

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Non ha un mirino vero e proprio, bisogna quindi adattarsi al cosiddetto “mirino sportivo” apribile che si trova sulla parte superiore del corpo.
La pellicola medio formato va caricata al contrario, a destra, perchè il rocchetto di avanzamento è a sinistra.

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The viewfinder (as we know it) is missing and we have to guess the framing from the sportsfinder built on the top, which I hate.
You have to load the film on the other side because the winding knob is on your left.

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Le stranezze finiscono qui, per il resto è una fotocamera scura (f 7,7 – f11 – f16 e basta) con la possibilità di settare l’otturatore solamente in modalità istantanea “M” o posa “B”. Sul dorso c’è a classica finestrella per controllare la numerazione della pellicola e quindi il totale degli scatti.

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Unusual solutions ends here, you have a quite dark/slow camera (only f 7,7 – f11 and f16) with only two exposure time options: M and B (M is for “instant”). On the back there’s the classic little red window to control the poses count written on the back of the 120mm film.  

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Ho avuto qualche problema nell’usarla e non mi ha impressionato molto a parte per la sua leggerezza e per l’ingombro minimo.
Essendo una fotocamera a basso costo non ha molte accortezze, tra cui la messa a fuoco. Bisogna quindi lavorare di iperfocale e chiudere il diaframma per avere maggiore profondità di campo.

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I had some difficulties while shooting with it and it didn’t impressed me much. Its main qualities remains lightness and size.
It was designed as a cheap camera and for this reason you can’t focus because it has fixed lenses. The answer to this problem maybe hyperfocal distance and close the diaphragm to maximize the depth of field.

HP5+ (R09 + Ilford rapid fixer)

La qualità delle immagini ovviamente non è il massimo, poca nitidezza e tutto un po’ impastato. Perfetta per la lomografia. In conclusione: bella da vedere e da avere, ma non credo che ci metterò dentro un altro rullino.

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Image quality is poor, no sharpness and blurriness are its main features. Perfect for lomography. My conclusion is: a beautiful camera but I don’t think I’ll put another roll in it.

HP5+ (R09 + Ilford rapid fixer)

HP5+ (R09 + Ilford rapid fixer)

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film, Sawyer's View-Master Personal Camera

Un gioiello: View-Master Personal Stereo Camera

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Un’altra tappa importante nella mia collezione è stato il raggiungimento di questo pezzo (abbastanza) raro.
Ho ricordi nitidi di me da piccolo, a casa di mia nonna materna, con un affare di plastica davanti agli occhi e l’indice destro che faceva scattare una levetta in maniera meccanica.
Ero girato verso la finestra per avere più luce contro, guardavo immagini dalle cascate del Niagara, forse anche dal monte Rushmore ma non ne sono sicuro.
I luoghi erano tridimensionali ed avevano colori che solo le diapositive invecchiate possono avere.
Ogni volta che mia nonna tirava fuori il View-Master ero contentissimo.

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This has been another milestone in my collection, a quite rare piece.
I still have memories of my childhood, in my grandmother’s house, when I used to play with a plastic item in front of my eyes. My right index finger was pushing up and down a lever mechanically, a windows was in front of me because I nedded light.
I saw the Niagara falls, maybe also the Mount Rushmore but I’m not really sure.
Every place was in 3-d and had colors that only aged positive film can have.
Everytime my grandmother gave to me her View-Master I got really excited.

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Sono passati parecchi anni e la mia fascinazione per quel sistema non si è mai affievolita. Anzi, oggi sono il felice possessore di una View-Master Personal Camera, un View-Master Cutter, un View-Master Projector e, ovviamente, un visore View-Master.
Tutto questo fu ideato intorno agli anni ’30 da William Gruber negli Stati Uniti come mezzo di intrattenimento per famiglie. Acquistando i dischetti di cartone, i “reel”, si potevano ammirare i parchi nazionali e i monumenti del paese rimanendo letteralmente sulla poltrona del salotto.
Erede del sistema Tru-Vue, ha avuto il merito di ri-adattare la fotografia stereoscopica tanto di moda nel 19esimo secolo alle masse del 20esimo.

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It’s been a while since these days but my unconditional love to that system never ended.
Today I’m the proud owner of a View-Master Personal Camera, a View-Master Cutter. a View-Master Projector and a View-Master Viewer of course.
William Gruber created this back in the ’30s in the US as an entertainment tool for the american family. Buying a “reel” you could watch national parks and monuments literally without leaving your home.
The View-Master system came after the True-Vue and the big point was that brought back stereoscopic photography for the 20th century people. 

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Inizialmente furono commercializzati solamente il Viewer e i dischetti, in un secondo tempo arrivarono anche le fotocamere e i proiettori.  Nel 1939 fu presentato il primo View-Master model A, wikipedia parla anche di utilizzi a scopo militare e scientifico / divulgativo di alcuni esemplari negli anni successivi.
Dal 1952 la Sawyer’s inizia a commercializzare la Personal Stereo Camera e altri meravigliosi attrezzi per creare dischi personalizzati.

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In the early years Sawyer’s put on the market only Viewer’s and reels, decades later was the time for cameras and projectors.
View-Master model A was uncovered in 1939, according to wikipedia it was also used for military and scientific purposes in the following years.
In 1952 Sawyer’s brought to life the Personal Stereo Camera and other tools to produce reels at home.

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La fotocamera ha 2 obiettivi 25 mm tra loro distanti circa 3 cm ed è proprio questa la caratteristica che grazie all’effetto di parallasse la rende stereo. In pratica ogni obiettivo scatta una foto da una angolazione leggermente differente rispetto all’altro.
In un secondo tempo, quando il nostro cervello sarà costretto a vedere con ogni occhio una immagine sola, in base alle piccole differenze ricorstruirà la tridimensionalità.

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The camera has 2 optic groups, the distance between them is approximately 3 cm, and this is the feature that makes it “stereo” (yes I’m talking about parallax) .
Each lens captures a photo slightly different from the other one.
When your brain will be forced to see a single separate image with every eye it will reconstruct the 3-d effect because of these little differences.

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Il design di questo apparecchio è stupendo, a me ricorda un po’ lo Stramlining anche se un po’ tardivo cronologicamente. Ha due ruote giganti sulla parte superiore, ovviamente una per il diaframma (da f3,5 a f16) e l’altra per il tempo di posa (1/100 – 1/10 + B). Tra queste due ce n’è una terza che, secondo il sistema “Expo-sure”, indica l’esposizione migliore a seconda delle condizioni meteo. A destra c’è la ruota di avanzamento pellicola, che tiene anche il conto delle pose.

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I love how this camera has been designed and it remainds me of Streamlining design, even if they’re not contemporary.
Two big wheels on the top of the camera are for aperture (f 3,5 to f 16) and shutter speed (1/100 – 1/10 + B exposure). Above these wheels there’s another one which helps you choice the right exposure and it’s called “Expo-Sure”, brilliant.
On your right you can see the winding knob wich is also a counter for our photos.

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La particolarità tecnica più curiosa di questa fotocamera è che, date le dimensioni minime necessarie per produrre la diapositiva per il “dischetto”, può imprimere 69 coppie di immagini su una pellicola 35mm da 36 pose classica. Questo perché in un primo tempo usa solo la parte inferiore della pellicola, quando si arriva a fine rullino si gira il selettore che si trova tra le due lenti e la fotocamera inizia a scattare sulla parte superiore del negativo andando a ritroso.

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One incredible feature of this camera is that it can shoot 69 couples of photos with a 36 exposures standard roll. If you see how small the photos are on a View-Master reel, you can understand how it reaches that number.
When you start shooting the camera uses the lower part of the film, when you reach the end of it you have to switch a selector (you can find it on the front of the camera in the middle) from “A” to “B” and the camera goes backwards using the upper part of the film.

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Il pulsante di scatto è nella parte frontale, a destra, mentre il mirino galileano è ovviamente al centro della camera ed ha una bolla che indica il piano. Le lenti hanno dei paraluce filettati su cui possono essere montati eventuali filtri.
Sono molto fortunato perché il mio esemplare è in ottime condizioni, con tanto di scatola originale Sawyer’s: made in Portland, Oregon.

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The shutter button is on the front of the camera, on the right side; the viewfinder (galilean) is right in the middle of the body and has a bubble in it to get perfectly horizontal shots. Every lens has threaded little hoods where you can attach filters.
I feel lucky because my camera is in really good shape and has its original Sawyer’s box: made in Portland, Oregon.

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Per chi fosse interessato avevo già pubblicato un breve video sul processo di realizzazione di un dischetto personale qui.
Qui invece un post sulla mia prima fotocamera stereoscopica.

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I published a little video, it’s a sort of  “how to create your personal reel” you can find it here.
Here you’ll find a post I made for my first stereoscopic camera, the Kodak Stereo.

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agfa Box 45, film

Berlino, bottino di guerra n°1: Agfa Box 45

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Ho fatto un po’ come i Russi dopo la seconda guerra mondiale: loro portarono via intere industrie di apparecchi fotografici, io ho portato via un paio di fotocamere (in realtà senza dichiarare guerra a nessuno) e questa è la prima.
Si chiama Agfa Box 45 ed è la mia prima box-camera.

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Inspired by the Russians after WWII, I took two cameras in Berlin. 
Ok, they took some photographic factory and captured some technician and I didn’t declare war to someone but that’s another story.
This is the Agfa Box 45 and it’s my first box-camera. 

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Questa tipologia di apparecchi deve il suo nome alla forma elementare “a scatola”. Si diffusero maggiormente tra fine ‘800 e inizio ‘900, grazie a Kodak che puntava, come al solito, ad un prodotto per le masse. Al grido di “you press the button, we do the rest” fu commercializzata una scatola pre-caricata che, una volta esauriti gli scatti, veniva restituita al fotografo di zona. Lui spediva il pacco a Rochester, NY dove la Kodak sviluppava, stampava e restituiva la fotocamera carica.

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The name it’s obviously related to it’s design. 
These cameras became popular between the 19th and the 20th century, thanks to Kodak and its will to produce a low cost photographic device for the masses.
“You press the button, we do the rest” was the slogan and that was accurate: once the roll finished you had to return the entire camera to the shop, they sent it back to Rochester NY were Kodak developed the roll, printed the photos, and loaded back the device.

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Questo però non è un modello Kodak, si tratta di un esemplare Agfa ed è un modello piuttosto tardivo tra le box camera.
Venne prodotto dal 1940 nell’allora germania nazista, è essenziale e spartano ma ha un paio di accortezze particolari.

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That in the picture is not a Kodak camera, it’s an Agfa and it’s quite a late model among box-cameras.
Agfa produced it starting from 1940 in the Nazi-Germany, it’s a basic product but has some interesting features.

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Una sicuramente è il filtro giallo incorporato, che si può inserire tramite la linguetta metallica sporgente che gestisce il diaframma. Dimenticate il classico diaframma a lamelle che magari tende ad incepparsi, qui si tratta di far scorrere la linguetta su cui sono i tre fori: grande, piccolo e grande con filtro giallo.

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The camera is equiped with a yellow filter, you can add it using the diaphragm metallic flap. Forget our beloved iris diaphragm, on our flap you switch between a narrow hole, a wide hole and a wide hole + yellow filter.  That’s all you can do.

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L’altra accortezza, che in realtà è abbastanza comune tra le box camera, è il doppio mirino per l’inquadratura in verticale e in orizzontale. Questo giustifica i due “occhi” sopra la lente.
Il tempo di scatto si seleziona con una piccola leva (sopra la linguetta del diaframma), abbiamo due opzioni: puntino o linea. Puntino scatto breve (credo 1/100), linea posa B.
Una volta finito il rullino si riavvolge con il pomello che sporge sul fianco.

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The other feature is not so hard to find in box cameras: the double viewfinder allows you to frame the scene when you’re in portrait mode or in landscape mode. Tha’t why the camera has two eyes up in the frontal panel.
The shutter speed chan be selected with a lever above the diaphragm flap and we can switch between a line and a dot. The dot means “regular shoot” (I think 1/100), the line means exposure B.
When the roll is over you can rewind with the rewinding knob on the right side of the device.

HP5+ (R09 + Ilford rapid fixer)

A parte il fatto che usa pellicola medio formato 120 e che produce immagini 6×9 non rimane molto da dire.
Posso aggiungere che è difficilissima da aprire, in pratica bisogna sbloccare il dorso che è interamente in metallo ed ha due piccole sporgenze in alto che lo tengono chiuso.
Una volta aperta il più è fatto, basta estrarre il telaietto interno e caricarla.

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The camera uses 120 medium format rolls and produces 6×9 cm photos.
There’s not so much to talk about.
I can add that it’s really difficult to open, you have to unlock the back side and there are two little bumps on the top that keep it closed.
Once you succeed you can pull out the chassis and load the film.

HP5+ (R09 + Ilford rapid fixer)

La qualità delle immagini non è affatto male. Non dimentichiamo che  produce dei negativi enormi, non proprio nitidissimi ma utilizzabili.
Bisogna ricordarsi dei limiti dell’apparecchio quindi è preferibile scattare con molta luce e ricordarsi che la messa a fuoco è una sconosciuta.

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Image quality is not that bad. Don’t forget that this camera produces big negatives, not so sharp but useful.
We know that this is a basic device so, as the majority of them, it’s better to use on sunny days. 

 

 

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film, pinhole

Una pinhole grande formato


Finalmente è terminata, sto pensando al nome da dargli e per adesso sarà semplicemente “la pinhole grande formato di legno”.
Mi è venuta l’idea di costruire una pinhole-camera mentre stavo girando questo documentario su mio zio.

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Finally we made it, I don’t know how to name this yet but I think “large format pinhole” should be good so far.
I got the idea while making this short documentary about my uncle.


Ho iniziato quindi ad adattare un progetto di Roger Foote (qui trovate un video, purtroppo il suo sito è offline) per ottenere una fotocamera a mio gusto.
Poi per una questione di precisione ho acquistato il pinhole (fa ridere ma è vero) di 0,4 mm dalle Industrie Delamont.

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I based my project on the Roger Foote pinhole-camera, here you can find his video but unfortunately his personal site is offline.
It sounds funny but I bought a pinhole (I wanted a professional hole) from Industrie Delamont, it’s diameter is 0,4 mm.

Abbiamo lavorato saltuariamente a questo progetto ed è anche stato abbandonato e ricominciato diverse volte, per questo ci sono voluti più di due anni per concluderlo.
Mio zio (il protagonista del documentario) si è raccomandato di non dire in giro che l’ha fatta lui perchè non è soddisfatto del lavoro: le viti a vista  e le finiture  gliel’hanno fatta odiare.

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We worked on this project occasionally and we stopped and re-started some times so it took almost 2 years to finish it.
My uncle (the main character of my doc) told me not to spread the word that he made this camera, because he’s not satisfied of the final product.

La fotocamera è realizzata interamente in ciliegio, ad eccezione del supporto per il pinhole che è in mogano. Ha due livelle a bolla ed un attacco per il cavalletto.
Usando questo calcolatore è possibile capire che focale si ottiene e qual’è il diametro ottimale del foro della macchina che stiamo progettando.

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The entire camera has been made from cherry wood, only the pinhole support is mahogany. It has two bubble levels and a tripod attachment.
I used this calculator to get the best diameter and the focal lenght of my pinhole-camera.

Nel mio caso ho un angolo di visione di circa 90° quindi possiamo considerarla grandangolare. Nella progettazione bisogna tener conto che più si allontana il piano della pellicola dal foro più si va verso l’equivalente di un tele. In questo modo ho optato per la compattezza e per una focale che poteva essermi utile nei panorami.

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In this case I have a 90° angle of view and it means that I’m dealing with a wide-angle camera. During the design process you have to keep in mind that if the distance between the hole and the film increases you’re going to have a tele. I wanted a more compact camera and a focal lenght good for panorama photos.

Lo chassis che vedete in foto è per lastre 4 x 5”, io ho fatto confusione e ho acquistato lastre 9×12 cm quindi poco più piccole. Risolvo il problema fermando con dello scotch da un lato il negativo quando lo carico, una soluzione poco ortodossa ma efficace. La vedrete anche negli scatti sotto.

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The chassis you see in the images is for 4×5” sheets film negatives but I made a mistake and I bought smaller 9×12 cm sheets. I found an easy solution using a masking tape to stop one side of the sheets, you will see it on the following photos.

Nelle giornate di sole con una pellicola da 100 ISO ho tempi di scatto di 1,5 / 2 secondi, ancora non ho fatto prove in altre situazioni di luce ma credo che sarà difficile valutarle. Confido nella latitudine di posa della pellicola.
Scattare con questa scatola di legno è semplicissimo: si inserisce lo chassis e lo si blocca con quella specie di arco, si toglie il volet tenendo coperto il pinhole e infine si scopre per il tempo desiderato.
Poi procediamo all’inverso: si ricopre il pinhole e si reinserisce la volet, abbiamo messo cosi al sicuro il negativo appena impressionato.

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With a 100 ISO film, on sunny days, I take pictures with 1,5 / 2 seconds exposures. I don’t know yet how to expose under other lighting situations, I trust in film’s exposure latitude.
Shooting with this box of wood is easy: insert the chassis and stop it with the arc-shaped wood tool, pull out the volet while covering the pinhole then uncover it for the time you need to get a good exposure.
Cover again the pinhole, insert the volet and the negative will be safe from light.

Mi sta affascinando molto il fatto di dover trattare ogni scatto singolarmente: lo sviluppo in bacinella mi fa tornare in mente i libri di Ansel Adams e tutte le tecniche descritte per curare ogni negativo in maniera autonoma.

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Developing single sheets reminds me of Ansel Adams books and all the techniques he described to get a good negative.

Sopra un ritratto di Francesco, novant’anni compiuti e padre contrariato di questa fotocamera.

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This is Francesco, he is in his nineties and he’s the father of this camera.

In questi primissimi giorni come potete notare sto puntando quasi esclusivamente sui panorami, perchè è più facile scattarli “alla cieca” e perchè si rischa meno il mosso.

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In these early days I’m shooting a lot of panoramic pictures: because it’s easier with a no-viewfinder camera and because this avoid moving objects.

Ovviamente la nitidezza della pinhole non è paragonabile a quella di un banco ottico, ma devo dire che le stampe a contatto (le uniche che posso realizzare visti i limiti dei miei ingranditori) sono più che decenti.
Un altro passo verso la lentezza fotografica.

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The images that comes out from this pinhole-camera are not so sharp, but they’re good for contact prints like these. My enlargers cannot print large format negatives, so I’m forced to do contact prints.
Another step into slow photography.

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beirette, film

Una Beirette nuova di pacca

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La penultima volta che sono stato a porta Portese ho trovato un banchetto con delle stupende scatole blu: l’imballo era perfetto con tanto di plastica trasparente che iniziava a cedere al tempo.
In pratica il tizio stava vendendo alcuni esemplari ancora inscatolati di Beirette VSN a 15€.

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I went to Porta Portese market again and I found a stand which was selling some blu boxes. Mint packages with perfect plastic envelops, only a little aged: these were “brand new” Beirette VSN, sold for 15€.

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Incuriosito dalle circostanze ne ho comprata una e tornato a casa ho trovato dentro: custodia rigida, tracolla, gancio per il polso, istruzioni ma soprattutto garanzia italiana fino a settembre 1990!
Chissà se settembre è incluso o meno.

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I was really curious and I bought one. Inside the box I found: a case, a shoulder strap, a hand strap, instructions and last but not least a full warranty effective until september 1990!
I wonder if september is included or not.

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La fotocamera in sé è veramente piccola, ultraleggera ma non da affatto l’idea di essere fragile. Il corpo è in plastica e alluminio.
La casa produttrice non è molto nota, si tratta della Beier, per l’esattezza la “Kamera-Fabrik Woldemar Beier” poi ribattezzata in “VEB Kamerafabrik Freital” nel ’79 (credo sia il motivo di quella sigla KF sulla scatola).
Prodotto nell’allora DDR dagli anni ’70 fino ai ’90, si tratta di un modello particolarmente riuscito.

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This is a really small camera, it’s lightweight but it doesn’t seem to be fragile. Its body is made of plastic and aluminium.
The company which built it is the not well known Beier, to be more precise its name was “Kamera-Fabrik Woldemar Beier” and was later renamed as “VEB Kamerafabrik Freital” (I think that is the real meaning of the KF logo on the box).
This camera was produced in the so-called DDR from the ’70s until the early ’90s: this was a successful product.

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Completamente manuale, ovviamente sprovvista di esposimetro, ha i fantastici “segni meteo” per regolare l’apertura del diaframma e si va dal “sole pieno” =  f22 a “nuvoletta nera” = 2,8.
Si regola tutto nella zona del gruppo ottico, anche i tempi di scatto che sono riportati sulla stessa ghiera dei valori DIN/ASA. In questo caso si va da 1/125 a 1/30 + posa B.

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It’s a completely manual camera and of course there’s no lightmeter in it. There are some “weather symbols” that indicate the diaphragm values: “sun” means f=22 and “black cloud” means f=2,8.
You can change all the settings near the optics, the shutter time values are on the same ring where the DIN/ASA values are. You can set the time from 1/125 to 1/30 + bulb.

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La messa a fuoco va da 0,6 metri a infinito.
Una  fotocamera completa insomma, ha anche l’attacco per il flash! La particolarità è forse nel pulsante di scatto che è nella parte frontale mentre sotto, oltre la bellissima scritta DDR, c’è il pulsante di rilascio per riavvolgere il rullino.

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You can focus from 0,6 meters to infinity.
A full-optional camera we could say, it also has a hot shoe for the flash!
The shutter release button is in front of the camera, near the lens. On the base of it there’s a DDR embossed sign and the release-rewind knob.

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Ecco tre scatti dal primo rullino, i colori sono quelli di una Perutz Primera 100 scaduta da qualche anno. Non è eccelsa in quanto a nitidezza ma è ottima per scattare foto in giro senza pensare (vedi lomografia).

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Here are some examples from my first roll with this camera.  These colors came out from an expired Perutz Primera 100. If you’re looking for sharpness this is not your camera but if you want to take pictures without thinking too much just buy it (if you can find one). 

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film, polaroid sx-70

La pietra miliare Polaroid SX-70

Credo che tutti i collezionisti abbiano delle pietre miliari, dei pezzi che per una ragione particolare desiderano raggiungere e aggiungere più degli altri.
Nella prima fase, che definisco esplorativa, ho acquistato perlopiù fotocamere giocattolo (per la plastica) e roba russa (perché mi incuriosivano le scritte in cirillico). Diventando più consapevole ho iniziato a fare acquisti mirati su pezzi legati maggiormente alla tecnica e al design. Ciò nonostante sono ancora immune al fascino Leica e Hasselblad per me è cosa tiepida. Il mio conto in banca ringrazia.
Ho sempre desiderato una Rolleiflex, le considero tuttora dei gioielli e forse è l’unico caso in cui accetto il possesso di più esemplari della stessa specie in collezione (ne ho due).
Il sistema Polaroid invece non mi ha mai attirato in maniera particolare, ma ho sempre saputo che prima o poi avrei dovuto avere quel capolavoro che è la SX-70.
Eccoci qua.

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I think that every collector has his “milestones”, some items that for some reasons are more attractive than others.
In my early days (as a collector) I bought a lot of toy cameras (because of the plastic) and lot of russian stuff (because of the cyrillic plates). As I became more informed I started buying cameras with technical and design pecularities. This may sound strange but today I still don’t have a crush for Leica and Hasselblad. That’s why my bank account still has the sign “+”.
I do love Rolleiflex and I would buy a ridicolous amount of them, but for now I got only two .
The Polaroid system has never fascinated me, but I always knew that one day I had to buy their masterpiece: the SX-70.
Here we are.

Si tratta della prima reflex a lente singola (SLR) istantanea della storia ma il punto non è questo. Si tratta della prima SLR istantanea della storia ed è pieghevole.
La vera rivoluzione è nella prima foto del post: una fotocamera che da chiusa occupa come un taccuino, e che può quindi essere riposta in tasca o in borsa.
Fu prodotta a partire dal 1972 su progetto dell’affermatissimo designer Henry Dreyfuss. A Dreyfuss è attribuita la frase “when the point of contact between the product and people becomes a point of friction, then the industrial designer has failed” che tradotto dovrebbe essere qualcosa come “quando il punto di contatto tra il prodotto e le persone diventa un punto di attrito, allora il designer ha fallito“. Come dargli torto?
Polaroid commissionò allo studio di Charles e Ray Eames, altra coppia di mostri sacri del design, di realizzare un video per introdurre al “sistema SX70” ed è anch’esso un capolavoro. Spiega in maniera estremamente dettagliata tutto il funzionamento, dalla meccanica all’elettronica fino alla chimica dell’emulsione.

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This is the first instant single lens reflex in history, but the point is: this is the first instant SLR in history and it’s a folding camera. The revolution is in the first picture of this post: a folded camera takes up the same space of a notepad (more or less) and you can put it in a pocket or in a bag.
The production begun in 1972 and the design was from the esteemed designer Henry Dreyfuss. He once said “when the point of contact between the product and people becomes a point of friction, then the industrial designer has failed“. Was he wrong?
Polaroid commissioned the Eames Office (even Charles and Ray Eames are among the greatest designers of the 20th century) to produce a film introducing the new SX-70 system, and the film is a masterpiece itself. Everything is deeply explained: from mechanics to electronics to chemicals.

Fu utilizzata tra gli altri da Ansel Adams, Andrej Tarkovskij e da un certo Warhol. Uno dei suoi esemplari è finito su ebay ma l’asta è scaduta nel Novembre 2013, il prezzo era di 50.000 dollari. Si trovano on-line molte foto di Warhol con la SX-70 e questo non ha fatto altro che accrescere il mito di una macchina già di per sé valida.

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Ansel Adams, Andrej Tarkovskij and Andy Warhol used this camera. Andy’s 1986 SX 70 was auctioned on ebay in November 2013, its price was $50,000. You might find a lot of pictures of Warhol with this camera online: this is how a myth starts.

Il mio modello è una Alpha – 1 ossia la quarta variante messa in commercio dal 1977.
È immacolata, è bellissima ma soprattutto: è funzionante. Ha qualche piccolissimo segno sulla pelle che dalle foto sembra enfatizzato, dal vivo giuro che sembra nuova.
Se non avete visto il video dei coniugi Eames vi spiego il funzionamento: con attenzione si apre la macchina prendendola dal mirino (la piastra superiore), ci si guarda dentro, si mette a fuoco con la ruota dentata e si preme il bottone rosso. Finito.

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My SX-70 is an Alpha – 1, the fourth variation from the launch back in 1977.
It’s intact, it’s beautiful and most of all: it works. It has some minor mark on it’s leather wich seems worst from these pictures, believe me to the naked eye it seems new.
If you didn’t see Eames video here I’m writing some basic instructions: grasp the back of the viewfinder cap and lift it up, watch inside the viewfinder, focus with the focusing wheel and shoot with the red button. Done.

Si sentirà un rumore celestiale e poco dopo questo gioiello sputerà la vostra foto.
È una fotocamera semplicissima da usare, i comandi sono tutti sulla parte frontale come potete vedere dalla foto qui sotto.
Sopra il pulsante rosso di scatto c’è la ruota dentata per la messa a fuoco che va da circa 30 cm a infinito, dall’altra parte una seconda ruota permette di variare l’esposizione scurendo o schiarendo quello che viene letto dall’esposimetro. I tempi di scatto sono quindi automatici e vanno da 1/175 a più di dieci secondi.
Anche l’apertura dei diaframmi viene gestita in automatico e si va da f/8 a f/22, con l’utilizzo del flash però si possono avere valori di f maggiori (non viene specificato quanto).

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You’ll hear a sound from heaven then this jewel will throw out your picture.
It’s a simple camera, everything is in the frontal panel as you can see from the picture below.
Above the red shooting button you’ll find the focusing wheel that allows you to put in focus from 30 cm to infinite. Opposite there’s an exposure wheel that alters the reading of the exposure meter. The shutter speed is automatic and goes from 1/175 to more than 10 seconds, even the diaphragm is automatic and has values from f/8 to f/22, when shooting with flash the camera can reach closer values (how much is not specified). 

Sopra la parte frontale c’è l’attacco per la barra flash, se avete visto il video sapete che si sta parlando di una barra da dieci bulbi monouso.
Sul retro invece c’è solamente il contapose, mentre nascoste dalla placca del mirino ci sono alcune istruzioni sulle cose da ricordare mentre si utilizza la fotocamera.
Furono creati una miriade di accessori, lenti aggiuntive filtri e via dicendo ma io non ho niente di tutto ciò.
Ma veniamo al bello, come tutti sanno il sistema Polaroid è defunto.
Precisamente dal 2008 quando l’azienda annunciò la fine della produzione di pellicole istantanee. All’evento di chiusura si incontrarono Florian Kaps e André Bosman e decisero di imbarcarsi in quello che divenne Impossible Project. Acquistarono i macchinari per la produzione da Polaroid ma rimasero senza fornitori e ovviamente senza formule per realizzare le pellicole. Ce l’hanno fatta.
Ad oggi Impossible è l’unico fornitore mondiale per questo tipo di prodotti, implementa costantemente la sua gamma e permette a tutti di continuare ad usare queste meraviglie. Grazie Impossible.

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The flashbar slot is located on the top of the frontal panel, if you saw the video you already know that we’re talking about a ten-time use flashbulb unit.
On the back of the camera you’ll find the counter so you’ll always know how many of the ten, ehm eight, photos are left. Under the viewfinder cap there are few instructions to use this Polaroid.
A lot of accessories and add-ons were designed: filters, lens converter and so on but I ain’t got one.
Let’s talk about the death of Polaroid.
In 2008 the company announced that it would stop producing film for its cameras. At the Polaroid factory’s closing event Florian Kaps and André Bosman met and decided to start the so called Impossible Project. They bought the production machinery from Polaroid but they were without supply and without formulas to build their own film. They did the job anyway.
Today Impossible is the only worldwide seller for these kind of products and is also introducing new film formats to use this kind of cameras. Thank you Impossible.

polaroid-1

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Voigtländer Bessa R, made in Japan

Voigtlander Bessa R

Ero indeciso sul titolo del post: nella rosa c’erano anche “Braunschweig, Giappone” oppure “International-Bessa”, alla fine ho optato per una soluzione più comprensibile  e diretta.
Il marchio Voigtländer è storico, antecedente alla “vista dalla finestra a Le Gras” fu fondato addirittura nel 1756 a Vienna e produceva apparecchiature ottiche.
Nei primi anni ’40 (n.b. del 1800) iniziò ad affacciarsi su quel mondo che l’avrebbe portato fino ai giorni nostri, la fotografia.

Voigtlander Bessa R

Dal 1756 ad oggi le cose a livello societario sono cambiate parecchie volte, elenco solo alcuni passaggi nella tortuosa storia del marchio:

  • dal 1849 la sede fu trasferita in Germania più esattamente a Braunschweig (Voigtländer spesso viene considerato un marchio tedesco)
  • nel 1958 fu comprata dalla Carl Zeiss
  • nel 1973 fu comprata dalla Rollei
  • dal 1999 il marchio viene acquistato dalla giapponese Cosina

Voigtlander Bessa R

Proprio la Cosina riesce a ridare lustro a questo nome, dopo anni di declino, con il progetto ambizioso di produrre delle fotocamere a telemetro di qualità rispolverando il glorioso nome Bessa.
Ho aggiunto l’aggettivo “ambizioso” perché produrre fotocamere di questo tipo, nel campo dominato dal mostro Leica e per di più analogiche quindici anni fa non dev’essere sembrata una mossa molto intelligente. Tutto questo considerando che Cosina è tutt’oggi un’azienda fuori dall’olimpo delle più blasonate e all’epoca non possedeva le conoscenze tecniche e tantomeno l’esperienza per sfidare Leica.
Invece fu un successo, tant’è che dopo la L e la T vennero la R,  R2, R3 e R4.
Questo è in parte dovuto al costo (decisamente più basso rispetto alle M) e in parte all’ottima qualità raggiunta.
Da qualche parte ho addirittura letto che molti fotografi acquistavano le Leica ma poi in giro scattavano con le Bessa, a colpo d’occhio molto simili, per paura dei furti. Mi sembra un ottimo segno!

Voigtlander Bessa R

Io nel mio piccolo ho optato per la Bessa-R: attacco a vite m39, mirino estremamente luminoso (molti dicono sia meglio delle Leica M2 o M3), otturatore a doppia tendina meccanica, autoscatto e esposimetro a led. L’ho equipaggiata con un ottimo vetro russo, l’industar 61, prelevato da una Fed e un paraluce cinese giusto per sottolineare che la globalizzazione è di casa. Spesso la uso con una tracolla Nikon e diventa ancora più meticcia.
I tempi di scatto vanno da 1/2000 a 1 secondo più posa B, nella parte superiore c’è un selettore per l’obiettivo in uso (che modifica la cornice nel mirino) e la slitta per il flash, più avanti lo storico logo Voigtländer.
Il dorso è o per meglio dire “era” coperto in una gommina tremenda, facile da graffiare e terribile al tatto era l’unico neo a mio avviso di questo gioiellino.
Gli ho fatto la festa con l’alcool, strofinando è venuta via benissimo ed essendo molto sottile esteticamente non si nota la differenza, anzi si nota in meglio!
Su questo fantastico dorso c’è la finestrella per vedere il rullino, utilissima soprattutto per chi non usa troppo spesso la fotocamera e dimentica se è carica.

Voigtlander Bessa R

L’esposimetro calcola la luminosità riflessa da un pallino grigio disegnato sulla tendina dell’otturatore, per questo è molto accurato e mi ci sono trovato benissimo. Altro punto di forza è la leggerezza: poco meno di 400 grammi la fanno diventare ancora più piacevole da portare in giro.
Qui di seguito alcune foto scattate con la Bessa R, in fondo alcuni link per chi volesse approfondire.

Voigtlander Bessa R

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Voigtlander Bessa R

Voigtlander Bessa R

Voigtlander Bessa R

 

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