film, rolleiflex T

Le strade di Cannes

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Circa un mese fa sono stato di nuovo a Cannes per il Festival grazie a questo corto e ho portato con me la “quasi” francese Rolleiflex T (“quasi” perchè era importata “d’allemagne”).

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A month ago I was in Cannes at the Festival thanks to this short and I took with me the “almost” french Rolleiflex T (“almost” because it was imported from “allemagne”).

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Una volta tanto ho optato esclusivamente per il colore, altrimenti a questo punto mi sarei mangiato le mani.
Avevo con me 3 Portra 400 che erano nella riserva da un po’ di tempo e mi sono divertito a finirle scattando come se non ci fosse un domani, come se fossero gratis.

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This time I choose colors and I made the right choice.
I took three rolls of Portra 400 I stored home for a long time and I had a lot of fun shooting with these, like there’s no tomorrow.

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Ad ogni metal detector attraversato arrivava puntuale il commento degli addetti alla sicurezza: “trés jolie!”. Ho fatto quindi la mia figura, posso ritenermi soddisfatto.

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At every metal detector I heard somene of the security say “trés jolie!” so I am totally satisfied.

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Credo sia la prima volta che la uso per fare street photography in questa maniera: alla cieca e in iperfocale (più facile se è quasi estate e con una 400 iso). Diciamo che un 70% degli scatti di questo post sono fatti cosi.

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I think that it was the first time I was using this camera to do street photography this way: shooting randomly calculating hyperfocal distances (easy to do in sunny days with a 400 iso film). Almost 70% of the pictures you see in this post was made this way.

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Appena vedevo qualcosa di rosso scattavo: il rosso rende bene a colori.
A vedere il risultato finito non sono solo i rossi a rendermi felice.
In generale i colori di questa pellicola sono molto saturi in condizioni di sole pieno e il cielo è sempre più blu.

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Everytime I saw something red I took a picture: they say red is good in photos.
When I see these pictures I understand that not only reds make me happy.
This film has great saturated colors on sunny days and the skies are amazing.

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Dalle foto scattate ho scartato quelle meno interessanti e più banali: il red carpet che veniva srotolato, la torre con la bandierina…e praticamente tutto ciò che riguarda il Festival.
Stavolta solo facce da strada, pure e a colori.

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I rejected the less interesting photos: some guys unrolling the red carpet, the tower of the city with its flag…and basically everyting strictly related to the Festival. 
This time only street-faces, pure and in full colors.

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digital, nikon d7000

San Pietroburgo, la selezione Norris – Webb

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Come anticipavo nel post di qualche giorno fa, al workshop di Alex Webb e Rebecca Norris Webb ho portato anche le foto di San Pietroburgo.
Questa è stata la loro selezione.

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Questa volta si tratta di scatti digitali, tutti fatti con la Nikon D7000. Ne avevo già postati diversi in passato qui e qui.

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Mi ha fatto piacere che abbiano considerato valide alcune foto su cui ero un po’ indeciso come questa subito sopra e la quinta, in cui la testa di un passante ha un taglio abbastanza estremo ma riprende il taglio della cupola sullo sfondo.

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Devo ammettere che stampate sicuramente fanno un altro effetto, purtroppo ve le devo far vedere attraverso un monitor. Peccato.

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film, rolleiflex Automat

La Rolleiflex Automat va in Salento

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Salento: terra di rustici, ulivi e Dreher. Forse anche di pasticciotti e pale eoliche.
Ho passato qualche giorno nella terra dei tarantati con la Rolleiflex Automat e come un incosciente l’ho portata dappertutto.
Sabbia, terra, polvere e acqua di mare…e pensare che era una macchina da studio.

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I dilemmi prima di partire per un viaggio del genere sono fondamentalmente tre: che macchina porto? quante ne porto? e soprattutto quali rullini porto?
Mi sono imposto un limite di tre fotocamere altrimenti diventa troppo scomodo e pesante andare in giro e si rischia di non usarle abbastanza.

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La questione della pellicola si è riproposta e questa volta credo di aver indovinato la risposta: Kodak Ektar 100. Il punto non era tanto “che marca scegliere” quanto “cosa scegliere” tra bianco e nero e colore. Quando mi sono ritrovato alla ex cava di bauxite vicino Otranto (sotto e ultima foto) ho avuto la conferma che la mia decisione era stata saggia.

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Questa è la selezione finale per la Rollei, entro l’anno spero di pubblicare gli scatti fatti con le altre due fotocamere!

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digital, nikon d7000

Grande madre Russia: Pietroburgo vol. 2

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A San Pietroburgo ho scattato un’enormità di foto con la reflex digitale, tant’è che ad un certo punto dentro l’Hermitage la macchina ha cominciato a dare i numeri e scattava solamente foto fuori fuoco. In pratica un pezzettino in plastica si era staccato dall’interno e vagava. Non mi sono fatto prendere dal panico quindi l’ho preso e buttato. Amen.

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La fotocamera ad oggi senza quel pezzettino funziona benissimo e devo dire che è parecchio resistente. L’anno prima era sopravvissuta ad una caduta libera di 70-80 cm in una stazione metro di Budapest.

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Lodi alla mia digitale finite, ora torno a parlare della città.
La metro è molto usata dai locali e sostiene ogni giorno una quantità di passeggeri non indifferente. La particolarità è che in alcuni tratti, a causa della tipologia di terreno e della necessità di dover attraversare la Neva e i gli altri canali in generale, raggiunge profondità considerevoli. Le scale mobili sembrano non finire mai.

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La linea 1 rossa (!) risale agli anni 50 e alcune sue stazioni sono dei veri e propri gioielli di architettura socialista, vale la pena farsi delle fermate extra solo per visitarle.

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Sono partito fiducioso di comprare tonnellate di fotocamere russe. Una volta arrivato ho sentito parlare molto bene del mercato dell’usato di Udelka ma il mio primo sopralluogo è andato completamente a vuoto: non andateci durante la settimana. Il sabato mattina era popolato ma non sono riuscito a trovare fotocamere interessanti. Ho comprato giusto un paio di Samovar.

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Da collezionista paradossalmente sono tornato a mani vuote, ma la cosa peggiore è stata quella di non aver considerato che Leningrado a suo tempo è stata la patria della LOMO ( Leningrad Optical Mechanical Association in inglese). Me ne sono completamente dimenticato e per di più ho scoperto di essere passato vicinissimo all’ultimo magazzino rimasto, completamente ignaro del suolo che stavo calpestando.

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La lingua inglese non è contemplata anzi direi piuttosto che viene orgogliosamente snobbata. Persino in una emblematica “english bakery” i commessi non solo non lo parlavano, ma neanche lo capivano. Mi è anche capitato che dopo alcuni stentati scambi di battute una signora che vendeva una specie di omelette si rivolgesse ad altri clienti (russi) bofonchiando “amerikanski” qualcosa, ho ancora la netta sensazione che mi stesse sfottendo…

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A parte le difficoltà di comunicazione devo dire che mi sono trovato bene, San Pietroburgo è una città piacevolissima e facile da visitare. C’è anche la possibilità, per chi rimane qualche giorno in più, di fare piccole visite fuori città alle residenze degli zar a Carskoe Selo o Peterhof entrambe strutture meravigliose.

Un giorno probabilmente pubblicherò un appendice a questi due post con le foto scattate alle auto dei russi, meritano davvero. A parte le indistruttibili Lada che resistono ai decenni come se niente fosse devo anche documentare la discreta moda russa di aerografare le macchine con immagini di cose a caso (aerei, matrioske, lupi…). Alla faccia dei romanticismi, una delle immagini migliori è stata quella di una Lada con luci a neon blu sotto il pianale stracarica di ragazzi che sfrecciava sulla Prospettiva Nevskij. Un peccato non averla fotografata ma credo che mi rimarrà in testa per parecchio tempo.

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digital, nikon d7000

Grande madre Russia: Pietroburgo vol. 1

Pietroburgo

Ho iniziato con una Zenit 122 e le prime fotocamere che ho collezionato erano russe. Ho apprezzato e apprezzo tutt’oggi la capacità che hanno avuto i russi di copiare e riproporre in maniera spesso bizzarra i grandi marchi come Contax, Hasselblad, Leica dall’altra parte della cortina.
Questa piccola premessa solo per dire che da tempo amo le scritte in cirillico sulle ottiche e sui massicci corpi macchina in metallo.

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Ho fantasticato parecchio su un viaggio in Russia e ho scelto come prima meta la città di San Pietroburgo, a detta di molti la più europea.
Per questo viaggio tre fotocamere: Nikon d7000, Rolleiflex T e, ça va sans dire, la sovietica KMZ Horizont.  Questi sono gli scatti in digitale.

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San Pietroburgo è una delle metropoli più a nord del mondo, con circa 5 milioni di abitanti, nonché la seconda città russa per importanza dopo Mosca.
A parte questi freddi dati da wikipedia la cosa che mi ha affascinato di più è stata la convivenza al suo interno di elementi storici, architettonici e culturali profondamente in contrasto tra loro che la rendono estremamente singolare.

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C’è la San Pietroburgo degli Zar, dell’Hermitage e di Carskoe Selo, c’è la Leningrado  della rivoluzione d’Ottobre e del KGB e la San Pietroburgo contemporanea più occidentale e turistica. Neanche a farlo apposta le figure più ricorrenti sono Puskin, Lenin e Putin (quest’ultimo sopratutto nelle bancarelle).

La zona più centrale è quella legata agli zar: colori pastello, palazzi affacciati sulla Neva e giardini attraversati da canali d’acqua.  Proprio per via di questi canali viene spesso paragonata ad Amsterdam.

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Le periferie si espandono velocemente secondo una logica estetica a me ignota, palazzi gialli e neri a strisce diagonali con finestre ellittiche affiancati da gruppi di grattacieli grigi. In tutta la città si incontrano icone occidentali come Mc Donald’s o Burger King,  ma con le insegne in cirillico.

Pietroburgo

Pietroburgo

I souvenir sono gli stessi di ovunque tranne che per la monotematicità del soggetto: Putin ovunque. Ho esitato davanti alle matrioske con i leader comunisti uno dentro l’altro ma nulla ho potuto davanti alla tazza con Putin che cavalca un orso, e l’ho comprata.

Pietroburgo

Le tracce del periodo soviet sono disseminate un po’ dappertutto, statue e facce di Lenin in metro e per strada ricordano che “Lenin was here”. Uno dei palazzi in tema che mi ha più colpito si trova in piazza Moskovskaja ed è la casa dei Soviet.

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Fine primo tempo.

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film, rolleiflex T

I giardini di Pietroburgo

Palazzo di Caterina, Carskoe Selo

Ho affrontato il viaggio a San Pietroburgo con la Rolleiflex T, la Horizont (ritorno alle origini)  e la solita digitale “non-si-sa-mai”.

Palazzo di Caterina, Carskoe Selo

Dopo aver risolto tutte le lungaggini burocratiche sono riuscito a fare uno dei viaggi che ho desiderato di più: la grande madre Russia, terra di KMZ e LOMO, patria delle Zenit, Fed, Zorki, Horizont, Smena, Lubitel e Kiev che tanto ho amato!

Palazzo di Caterina, Carskoe Selo

Dopo questa smielata introduzione sembrerà assurdo quello che sto per scrivere ma è la sacrosanta verità: non ho visitato l’ultimo negozietto/magazzino della LOMO  Leningradskoye Optiko-Mekhanicheskoye Obyedinenie (quella vera, di metallo). Ho scoperto della sua esistenza solo dopo il mio rientro e sto ancora bestemmiando. A dirla tutta ci sono anche passato vicino senza saperlo.

Giardino d’Estate, San Pietroburgo

In fondo di cose da vedere ce n’erano anche troppe quindi il rimorso non mi sta consumando.
Questi scatti sono stati realizzati con la Rolleiflex T, su Kodak  TriX 400.
Il tutto è stato sviluppato nel bagno di casa in uno stato di ansia e paranoia tremendo. Alla fine è andato tutto liscio, cosa che non posso dire anche per i rullini scattati con la Horizont ma di quello parlerò in un altro post.

Palazzo di Caterina, Carskoe Selo

Gran parte di queste foto sono state fatte nei giardini pietroburghesi che durante la terza settimana di giugno (quella delle notti bianche) erano stupendi. La tiepida estate baltica rende tutto più verde…il sogno adesso è di tornare d’inverno con la neve!

La statua di Puskin nella Piazza delle Arti, San Pietroburgo

Nella maggior parte dei casi ero a Carskoe Selo un complesso residenziale degli Zar poco fuori San Pietroburgo con dei giardini enormi. Qui non mi sono imbattuto nella gondola regalata da Berlusconi a Putin, altra scoperta tardiva. Peccato davvero.

Palazzo di Caterina, Carskoe Selo

Il quarto scatto arriva invece dal Giardino d’estate, a quanto si dice meta delle passeggiate dell’amatissimo Puskin (di spalle sul piedistallo nella sesta foto).
Ho scelto di portare dietro solo rullini in bianco e nero per poter sviluppare e stampare da solo al rientro e devo ammettere che è una bella responsabilità.
Cercare di controllare tutto dallo scatto alla stampa sembra impossibile soprattutto per chi come me è solo agli inizi, in realtà bisogna armarsi di tanta pazienza e affrontare gli imprevisti (chimici e non) con attitudine zen.  Per me questa volta l’esperimento ha funzionato!

Palazzo di Caterina, Carskoe Selo

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